
Il volano motore diesel è un componente nascosto, ma decisivo per come “si sente” l’auto: partenze pulite, cambiate più morbide, meno vibrazioni al minimo.
Quando inizia a cedere, non sempre lo fa in modo evidente: a volte è un rumore secco allo spegnimento, altre volte un tremolio in partenza o una ripresa ruvida a bassi giri.
Capire come funziona ti aiuta a riconoscere i segnali giusti e a parlare con l’officina in modo più preciso, evitando interventi a tentativi.
Cos’è il volano e dove si trova
Il volano è un disco metallico fissato all’estremità dell’albero motore, dalla parte della trasmissione. Il suo compito principale è legato all’inerzia: il motore non eroga coppia in modo continuo, perché ogni ciclo di combustione produce un impulso, seguito da una fase in cui la rotazione prosegue “di slancio”.
Senza un elemento che stabilizzi queste pulsazioni, la rotazione sarebbe più irregolare e la guida risulterebbe più ruvida, specialmente ai bassi regimi.
Il volano, grazie alla sua massa, accumula energia quando l’impulso è più forte e la restituisce quando l’impulso cala, rendendo la rotazione più uniforme. Questo migliora la fluidità, riduce gli strappi e protegge la trasmissione dalle sollecitazioni torsionali più violente.
Dal punto di vista pratico, il volano è anche una superficie fondamentale su cui lavora la frizione. Quando rilasci il pedale, il disco frizione viene premuto contro il volano e la coppia passa al cambio. Se la superficie del volano è irregolare o se il suo sistema di smorzamento (nei bimassa) è affaticato, l’attacco può diventare meno progressivo e comparire vibrazioni o “saltellamenti”.
Inoltre, sul bordo esterno del volano è presente la corona dentata su cui ingrana il motorino d’avviamento: è un dettaglio che spesso spiega rumori anomali all’accensione.
In sintesi, il volano non è un semplice pezzo “passivo”: sta esattamente nel punto in cui le forze del motore vengono trasformate in movimento “utile” per le ruote, e per questo la sua salute si riflette su comfort, rumorosità e comportamento della frizione.
Come interagisce con frizione e avviamento
Quando premi e rilasci la frizione, stai di fatto “aprendo” e “chiudendo” un collegamento tra motore e cambio. Il volano è la superficie su cui questo collegamento avviene, quindi qualunque anomalia si traduce in sensazioni immediate.
Se la frizione è in ordine ma il volano presenta usura o deformazioni, l’attacco può risultare irregolare: l’auto tende a vibrare nei primi metri, oppure richiede più attenzione per partire senza tremolii.
Se invece il problema riguarda un volano bimassa, la questione è spesso legata ai giochi interni: due masse che dovrebbero lavorare in modo controllato iniziano ad avere più libertà del dovuto e, nei transitori (partenza, spegnimento, ripresa), possono generare piccoli colpi.
L’avviamento è un altro momento “rivelatore”. Il motorino d’avviamento ingranando sulla corona dentata del volano imprime la prima rotazione al motore.
Se alcuni denti sono consumati o se l’ingranamento non avviene in modo pulito, si possono sentire rumori brevi ma netti, come un “grattare” o un colpo secco. Non significa automaticamente che il volano sia da sostituire, perché anche il motorino può avere problemi, ma è un indizio importante da contestualizzare insieme agli altri sintomi.
Anche lo spegnimento merita attenzione: quando il motore si ferma, le inerzie cambiano in un istante e un bimassa stanco può fare un “clac” o un tonfo leggero. Se questo succede spesso e si accompagna a vibrazioni in partenza o in ripresa, la probabilità che il volano stia perdendo efficacia aumenta. In questi casi, descrivere con precisione quando compare il rumore aiuta moltissimo a restringere il campo e a evitare interventi casuali.
A cosa serve il volano nei motori diesel
Nei diesel il volano ha un ruolo ancora più importante perché le sollecitazioni torsionali sono generalmente più marcate. Il diesel tende a produrre coppia elevata ai bassi regimi e lo fa con impulsi più “forti”: è uno dei motivi per cui la ripresa è piacevole, ma è anche la ragione per cui la trasmissione va protetta con attenzione.
Quando il motore spinge a basso regime, ogni impulso si traduce in una variazione di coppia che tende a far “oscillare” la rotazione. Se queste oscillazioni arrivano al cambio senza essere filtrate, diventano vibrazioni percepibili in abitacolo, rumorosità metallica e, nel lungo periodo, usura di frizione, sincronizzatori e supporti.
Il volano, quindi, non serve solo a rendere la marcia più confortevole: contribuisce anche a mantenere la trasmissione in una zona di lavoro più “dolce”. È particolarmente evidente nelle situazioni quotidiane tipiche del diesel: riprendere in marcia alta, viaggiare a regime costante con poca apertura di gas, gestire code e rotonde con continui attacca-stacca.
Se il volano è efficiente, queste manovre risultano fluide; se è affaticato, la stessa coppia che prima era un vantaggio diventa una fonte di tremolii e colpi. Per questo molti diesel moderni adottano il volano bimassa: non per moda, ma per contenere vibrazioni e rendere l’auto più raffinata senza rinunciare alla coppia in basso.
Coppia ai bassi e vibrazioni torsionali: cosa cambia nella guida
Il diesel “invita” a usare marce alte e giri bassi, ma è proprio lì che la coppia impulsiva può creare problemi se il sistema di smorzamento non è in perfetta forma. Quando acceleri deciso in marcia alta sotto un certo regime, il motore invia impulsi torsionali più marcati alla trasmissione.
Un volano efficiente li attenua e la ripresa appare piena ma composta. Un volano stanco, invece, lascia passare parte di quelle oscillazioni e tu le senti come tremolio sul pianale, vibrazioni sul volante o una ruvidità generale nel momento in cui chiedi spinta.
Questo non significa che devi guidare “alto di giri” per forza. Significa che conviene evitare la sottocoppia forzata: se vuoi accelerare in modo deciso, una scalata è spesso la scelta migliore perché riduce gli impulsi torsionali e alleggerisce il lavoro di volano e frizione.
Nella guida reale, la differenza si nota soprattutto nel traffico e nelle ripartenze: un volano che smorza bene permette partenze più progressive e cambi marcia più morbidi, mentre uno affaticato può rendere l’attacco più nervoso. Anche al minimo, un diesel con volano in ordine tende a trasmettere meno vibrazioni in abitacolo.
Quando quelle vibrazioni aumentano nel tempo, senza altre cause evidenti, il volano entra tra i sospetti più frequenti. La cosa utile, per una diagnosi corretta, è osservare se le vibrazioni cambiano premendo la frizione: se variano in modo netto, è un indizio che la catena tra motore e cambio è coinvolta.
Volano monomassa e volano bimassa: differenze pratiche
La distinzione tra monomassa e bimassa incide su comfort, rumorosità e comportamento della trasmissione. Il volano monomassa è un disco unico, semplice e robusto: ha meno componenti interni e, in generale, tende a essere più tollerante nel tempo. Proprio perché è semplice, però, filtra meno le vibrazioni torsionali, e su diesel moderni molto coppiosi può trasmettere una sensazione più “grezza” a bassi regimi.
Il bimassa, invece, è composto da due masse collegate da molle e sistemi di smorzamento che assorbono gli impulsi del motore prima che arrivino al cambio. Il risultato, quando è in forma, è un’auto più silenziosa, con cambiata più gentile e meno tremolii in partenza o al minimo.
Il rovescio della medaglia è la complessità. Nel bimassa, gli elementi di smorzamento lavorano continuamente e possono usurarsi, creando gioco interno. Quando questo succede, compaiono rumori allo spegnimento, vibrazioni e colpi nei transitori. Non è un difetto “assoluto” del bimassa: è il prezzo di un filtraggio superiore.
Per questo, nella pratica, la scelta non è solo “quale dura di più”, ma “quale è coerente con il progetto dell’auto e con l’uso che ne fai”. Su molte vetture nate con bimassa, la trasmissione è stata tarata per quel livello di smorzamento, e cambiare filosofia senza valutare l’insieme può alterare comfort e comportamento.
Cosa aspettarsi e come ragionare quando si interviene
Quando si parla di sostituzione, la domanda implicita è sempre la stessa: vale la pena mantenere la soluzione originale o cambiare impostazione? In generale, se l’auto nasce con bimassa, è perché il costruttore ha voluto ridurre vibrazioni torsionali e proteggere cambio e abitacolo da risonanze.
Mantenere il bimassa significa conservare fluidità e silenziosità, soprattutto in città e nelle riprese a basso regime. Dall’altro lato, se l’auto fa molto traffico, molte partenze e molte manovre lente, è realistico che il sistema lavori tanto e che l’usura arrivi prima rispetto a un’auto usata soprattutto in extraurbano.
Il monomassa, per contro, è più semplice e spesso più resistente, ma può cambiare la “personalità” del diesel: maggiore trasmissione di vibrazioni, rumori di fondo più presenti ai bassi, e una risposta più diretta nel passaggio di coppia.
Per alcuni utilizzi può essere accettabile, per altri può diventare fastidioso. La scelta sensata è ragionare sul risultato desiderato: vuoi massimizzare comfort e raffinatezza, oppure accetti un po’ più di ruvidità in cambio di semplicità? Qualunque scelta, però, deve essere coerente con frizione e trasmissione: un sistema funziona bene quando i componenti lavorano in equilibrio.
Ecco perché, quando si smonta per intervenire sul volano, è utile valutare anche lo stato della frizione e di eventuali componenti collegati, così da evitare che un elemento al limite rovini il comportamento di un volano nuovo.
Perché il volano motore diesel si usura o si rompe
L’usura del volano deriva quasi sempre da stress ripetuti, più che da un singolo evento. La causa più comune è l’insieme di coppia elevata e basso regime: accelerare deciso in marcia alta quando il motore gira “basso” genera impulsi torsionali intensi e il volano deve smorzarli di continuo. Se lo fai spesso, lo smorzamento (soprattutto nel bimassa) lavora vicino al limite e nel tempo perde efficacia.
Un’altra causa importante è il calore: tutte le situazioni in cui la frizione resta in slittamento più a lungo, come manovre in salita o traffico intenso, aumentano temperatura e stress sulla superficie di contatto. Il calore, insieme a micro-strappi e vibrazioni, contribuisce a ridurre la qualità dell’attacco e ad accelerare l’affaticamento del sistema.
Ci sono poi fattori “di contorno” che peggiorano tutto. Una frizione consumata o un parastrappi stanco possono generare vibrazioni aggiuntive, che il volano è costretto ad assorbire. Supporti motore e cambio cedevoli amplificano i movimenti e fanno percepire più vibrazioni in abitacolo, oltre a rendere più bruschi i transitori.
Infine, un motore che gira irregolare per combustione non ottimale può aumentare le vibrazioni torsionali alla fonte, cioè prima ancora che arrivino al volano. Ecco perché, quando il volano dà segni di cedimento, conviene pensare al sistema nel suo insieme: spesso il vero colpevole è un mix di condizioni che si sono accumulate nel tempo.
Le abitudini che accelerano l’usura senza accorgersene
Molte abitudini che sembrano “normali” nella guida quotidiana, in realtà, fanno lavorare il volano in modo più duro. La prima è pretendere ripresa immediata in marce alte: il diesel risponde, ma lo fa con impulsi di coppia più marcati, e se il volano è già stanco le vibrazioni diventano più evidenti.
Una seconda abitudine è gestire le manovre con la frizione in appoggio, tenendola a metà per controllare la velocità: è comodo, ma genera calore e aumenta lo stress sul piano di contatto volano-frizione. Anche le partenze “di scatto” e le cambiate con rilascio brusco della frizione creano micro-colpi che, ripetuti, consumano lo smorzamento.
Poi c’è l’uso urbano: stop&go continuo, ripartenze, code, salite e parcheggi. È un contesto in cui il volano vive tanti transitori, cioè i momenti in cui le forze cambiano rapidamente. Se in quei transitori l’attacco è spesso nervoso o la frizione lavora calda, l’usura accelera.
Una guida più “pulita” fa la differenza: scalare quando serve, partire progressivamente, evitare di chiedere coppia piena quando il motore è troppo basso. Non sono regole rigide, sono scelte che riducono vibrazioni e calore. Il beneficio è doppio: senti l’auto più fluida e riduci la probabilità che il volano, la frizione e perfino i supporti entrino in un circolo vizioso di vibrazioni e colpi.
Sintomi tipici di un volano usurato

I segnali più frequenti si presentano nei momenti in cui il sistema passa da una condizione all’altra: avviamento, minimo, spegnimento, partenza e ripresa. Un sintomo classico è il rumore allo spegnimento, quel colpo secco o battito metallico che compare quando il motore si ferma e le inerzie si “scaricano”.
Un altro segnale è un rumore al minimo che cambia premendo la frizione: può essere un tintinnio o un battito leggero che si modifica quando separi motore e cambio. Sul lato della guida, molte persone notano vibrazioni in partenza, come un tremolio che rende più difficile modulare il pedale in modo pulito. In alcuni casi la sensazione è quella di un’auto che non parte “lineare”, soprattutto a caldo o nel traffico.
In marcia, il problema si nota spesso nelle riprese a basso regime. Se acceleri in marcia alta e senti tremolio, e se scalando il fenomeno diminuisce, è possibile che lo smorzamento non stia filtrando più come dovrebbe. Attenzione anche ai segnali in avviamento: se la corona dentata o l’ingranamento del motorino non sono in forma, può comparire un rumore anomalo.
Nessuno di questi sintomi, da solo, è una sentenza definitiva, perché possono esistere alternative come frizione irregolare, supporti stanchi o problemi al motorino d’avviamento. La forza della diagnosi sta nella coerenza: gli stessi sintomi che si ripetono nelle stesse condizioni, e che cambiano in modo prevedibile con frizione premuta o rilasciata, puntano più facilmente verso la zona volano-frizione.
Rumori e vibrazioni: come interpretarli in modo pratico
Per capire se il volano è davvero coinvolto, il punto è osservare la relazione tra sintomo e comando frizione. Se senti un rumore al minimo e premendo la frizione cambia in modo netto, significa che stai modificando il carico e l’accoppiamento tra motore e trasmissione: è un indizio utile.
Lo stesso vale per le vibrazioni: se in accelerazione a basso regime avverti tremolio e premendo la frizione scompare o cala molto, è probabile che la fonte sia nella catena tra motore e cambio. Anche lo spegnimento è un “test naturale”: se il colpo allo stop diventa frequente e più marcato, spesso indica che i giochi interni sono aumentati, specialmente nei volani bimassa.
Un altro criterio pratico è la progressione nel tempo. Un volano che perde efficacia raramente torna “a posto” da solo: i sintomi tendono a diventare più presenti, magari inizialmente solo a caldo, poi anche a freddo, oppure solo in certe manovre e poi in quasi tutte le partenze.
Se ti accorgi che stai cambiando stile di guida per “nascondere” il tremolio, spesso significa che il componente sta entrando in una fase in cui conviene valutare un controllo. Al tempo stesso, è utile non farsi ingannare da cause parallele: supporti motore e cambio stanchi possono amplificare vibrazioni, e una frizione consumata può imitare un volano irregolare.
Ecco perché una descrizione precisa all’officina è oro: quando lo fa, quanto dura, se cambia con la frizione, se è più evidente a caldo o in salita. Con queste informazioni, la diagnosi diventa più rapida e si riduce il rischio di cambiare il pezzo sbagliato.
Diesel più fluido, spese sotto controllo
Il volano motore diesel è un componente chiave perché rende la coppia del diesel più gestibile e protegge frizione e cambio dalle vibrazioni torsionali.
Se inizi a notare rumori allo spegnimento, vibrazioni in partenza o riprese più ruvide a basso regime, la cosa migliore è non ignorare i segnali e puntare su una diagnosi mirata, descrivendo con precisione quando e come si manifestano.
Sul fronte prevenzione, la regola pratica è guidare in modo fluido: evitare accelerazioni forti in marce alte a giri troppo bassi, partire progressivamente e limitare lo slittamento della frizione nelle manovre. Piccole attenzioni riducono calore e stress, e spesso fanno la differenza tra un componente che dura e uno che si consuma in anticipo.
